Sei in sala operatoria. Un'emorragia imprevista. Il monitor che suona. Il tuo cuore accelera. Ti hanno insegnato che in quel momento devi "spegnere le emozioni" per ragionare lucidamente. Ma le neuroscienze dicono il contrario.

Il paradosso delle emozioni nel decision-making

Quando parliamo di intelligenza emotiva, pensiamo subito a Goleman. Ma le radici sono più profonde: Antonio Damasio, con la teoria dei marcatori somatici, ha dimostrato che le emozioni non sono il nemico della razionalità. Sono parte integrante del processo decisionale.

I pazienti con lesioni alla corteccia prefrontale ventromediale — incapaci di provare emozioni — non diventano decisori migliori. Diventano decisori paralizzati, incapaci di scegliere anche le cose più semplici.

Senza emozioni non decidi meglio. Decidi peggio.

Il problema della formazione

Fin da bambini ci insegnano che conta il QI: rispondere bene ai test, ragionare velocemente, performare. Il quoziente emotivo resta sullo sfondo, come un talento opzionale.

Howard Gardner ci ha mostrato quanto questa visione sia limitante con la teoria delle intelligenze multiple. Ma nel contesto sanitario il gap formativo è ancora più marcato: anni di studio su anatomia, fisiologia, farmacologia. Quante ore dedicate a riconoscere e gestire le proprie emozioni sotto pressione?

Cosa significa in pratica

L'intelligenza emotiva non è "essere gentili". È un insieme di competenze misurabili:

  • Autoconsapevolezza: riconoscere cosa stai provando mentre lo provi
  • Autoregolazione: gestire l'attivazione senza negarla
  • Consapevolezza sociale: leggere il clima del team, intercettare segnali non verbali
  • Gestione delle relazioni: comunicare sotto stress senza deteriorare il clima

I team sanitari che investono su queste competenze sono più coesi, gestiscono meglio i conflitti e — dato cruciale — commettono meno errori.

Una competenza che si allena

L'intelligenza emotiva non è un tratto caratteriale. È un'abilità che si sviluppa con pratica deliberata: consapevolezza corporea, tecniche di centramento, comunicazione intenzionale.

La domanda non è se le emozioni influenzino la tua pratica clinica. La domanda è: le stai usando come risorsa o le stai subendo come interferenza?

Vuoi portare l'intelligenza emotiva nel tuo team?

Scopri i percorsi formativi PolpoSkill per professionisti sanitari.