FONTE

Early Screen Time Linked to Long-Term Brain Changes, Teen Anxiety

eBioMedicine (Lancet) · Dicembre 2025

Un nuovo studio longitudinale ha seguito 168 bambini per oltre dieci anni, con scansioni cerebrali a più intervalli. Il titolo che circola è allarmante: "Gli schermi cambiano il cervello dei bambini e aumentano l'ansia". Ma cosa dice davvero la ricerca?

Il dato che conta: solo i primi due anni

Il primo punto che sfugge alla maggior parte dei titoli: l'effetto si osserva solo per l'esposizione nei primi 24 mesi di vita. L'uso di schermi a 3 o 4 anni non mostra le stesse conseguenze.

COSA SI LEGGE IN GIRO

"Gli schermi fanno male ai bambini"

COSA DICE LO STUDIO

Solo l'esposizione nei primi 2 anni di vita mostra effetti misurabili sullo sviluppo cerebrale

Non stiamo parlando di "i bambini e gli schermi" in generale. Stiamo parlando di una finestra temporale specifica — quella in cui lo sviluppo cerebrale è più rapido e più sensibile agli stimoli ambientali.

Il meccanismo: maturazione accelerata, non "danno"

Lo studio non parla di danni cerebrali. Descrive qualcosa di più sottile: una maturazione accelerata delle reti neurali visive e di controllo cognitivo.

Sembra positivo, ma non lo è. Quando queste reti si specializzano troppo presto, lo fanno prima di aver sviluppato connessioni efficienti. Il risultato è minor flessibilità cognitiva — che si manifesta anni dopo con tempi decisionali più lenti (a 8 anni) e maggiore ansia (a 13 anni).

Il cervello si adatta agli stimoli intensi degli schermi, ma lo fa in modo che compromette la capacità di adattarsi ad altri stimoli in futuro.

Il finding che nessuno cita: la lettura condivisa

Ecco la parte più interessante — e più ignorata — dello studio.

In una ricerca correlata dello stesso team, pubblicata su Psychological Medicine, emerge che la lettura condivisa genitore-figlio a 3 anni indebolisce significativamente l'associazione tra esposizione precoce agli schermi e alterazioni cerebrali.

FINDING CHIAVE

L'interazione umana — il botta e risposta, il contatto, la modulazione emotiva — sembra compensare parte degli effetti della stimolazione passiva. Non è "leggere fa bene" in senso generico. È un effetto neurobiologico misurabile.

Cosa significa davvero

Il problema non sono gli schermi in sé. Il problema è cosa sostituiscono.

Uno schermo che rimpiazza l'interazione umana nei primi due anni di vita priva il cervello di stimoli che non può ottenere altrove: la regolazione emotiva co-costruita, il linguaggio contestualizzato, la lettura dei segnali non verbali.

SEMPLIFICAZIONE COMUNE

"Bisogna vietare gli schermi ai bambini"

IMPLICAZIONE REALE

Bisogna proteggere il tempo dell'interazione umana, soprattutto nei primi 2 anni

Il punto, per chi lavora con le persone

Se lavori in ambito sanitario, educativo o organizzativo, questo studio conferma qualcosa che probabilmente intuivi già: le competenze trasversali non si trasmettono con l'informazione, ma con l'interazione.

Non basta sapere cos'è la regolazione emotiva. Bisogna averla sperimentata in una relazione. Non basta spiegare l'empatia. Bisogna averla ricevuta.

Tecnologia e sviluppo emotivo non sono opposti.
Ma la tecnologia funziona quando supporta l'interazione umana, non quando la sostituisce.